Il GIP del Tribunale di Messina aveva emesso in un primo momento ordinanza di applicazione di misura cautelare degli arresti domiciliari per una donna di nazionalità romena perché indagata degli articoli 624 bis cp e 61 n 5 e 11 cp. Secondo l’accusa, in esecuzione del medesimo disegno criminoso, ed anche in tempi diversi, approfittando della propria attività di collaboratrice familiare nell’abitazione di un anziano Messinese, si impossessava delle somme di euro 900 e di euro 450, nonché del bancomat e del relativo codice pin, asportandoli dalla cassaforte in cui erano conservati. Tutto ciò con le aggravanti di aver commesso il fatto con destrezza, con abuso di relazioni domestiche e di aver approfittato di circostanze riconducibili all’età della vittima tali da ostacolare la privata difesa e del reato di cui all’articolo 493 ter cp, perché al fine di trarre profitto per se o per altri utilizzava indebitamente senza esserne titolare la carta bancomat. Diversi i prelievi effettuati dalla donna. Sentita in interrogatorio di garanzia, la stessa donna ha dichiarato di non aver commesso alcun reato, accusando invece l’uomo di averla sessualmente molestata. Nonostante il legale della donna, Francesca Giuffrè, abbia chiesto in sede di interrogatorio la revoca della misura, non accolta, è stato solo il tribunale del riesame, interpellato dallo stesso legale, che ha disposto la revoca dell’ ordinanza della misura cautelare, annullando l’ordinanza, riqualificando il reato di cui al capo a, in furto semplice.
Messina, torna libera badante accusata di sottrarre denaro ad anziano. La stessa accusa di aver subìto molestie sessuali
