Dopo l’avvio parziale del 14 settembre, oggi doveva essere il turno del ritorno totale col rientro a scuola laddove si erano svolte le consultazioni elettorali o non c’era la certezza del mantenimento della distanza di sicurezza.
In pratica non è stato così perché, vedi in particolare la situazione di Messina, molti studenti sono rimasti a casa perchè non tutti gli istituti hanno nelle loro disponibilità un numero di aule sufficiente per far funzionare le classi dell’organico con le modalità previste dalle misure anticovid.
È vero che in molte scuole si sta lavorando per il recupero e l’adeguamento di aule idonee di tale nome, ma è anche vero che in qualche caso, non esclusi i locali esterni reperiti, ci vorrà anche uno o due mesi di tempo. E nel frattempo si andrà avanti con eventuali orari ridotti, doppi turni e didattica a distanza. Bisogna rendersi conto che quest’anno sarà più particolare di quello trascorso e i rischi interruzione, isolamento, quarantena, in qualche caso già avvenuti, sono dietro l’angolo.
Il coronavirus ha sconvolto il nostro modo di vivere ed ha fatto emergere quanto di più negativo è stato fatto negli ultimi trent’anni in due settori vitali, quali sanità e istruzione. Tagli lineari e miopi che in alcuni casi hanno portato a rendere sotto la soglia minima servizi che nell’emergenza hanno evidenziato la loro attuale fragilità e inadeguatezza.
Esaminando il settore dell’istruzione, non può non essere sottaciuto come tutto ciò che le diverse opposizioni del tempo hanno proposto ai Governi (come il riconoscimento della professionalità di docenti con adeguato stipendio, la riduzione del numero degli alunni per classe, investimenti per la digitalizzazione, investimenti nell’edilizia scolastica, ..) è stato poi da loro dimenticato o è stato accertato non potesse essere realizzato per indisponibilità finanziaria, a parti invertite. Ultimamente si è iniziato ad operare con la clausola “dell’invarianza di bilancio”, come dire si può fare a patto che non si spendano quattrini. Il più gettonato è stato proporre l’aumento dello stipendio dei docenti a tre cifre. E se ne è scritto e parlato, ma poi dimenticato, come per il personale della sanità definito nel periodo dell’emergenza “gli Angeli”.
E che dire dell’edilizia scolastica. Se escludiamo il timido tentativo di Renzi con la famosa operazione “Scuole belle”, nell’ambito della legge della “Buona scuola”, per far fare un po’ di maquillage a un certo numero di edifici vetusti, l’ultimo piano nazionale di edilizia scolastica, grazie al quale sono stati costruite molte nuove scuole, risale agli anni ’80 per opera del ministro – così si chiamava in quel periodo (ndr) – Franca Falcucci, alla quale si deve anche un massiccio piano di assunzioni e la legge per l’istituzione dei posti di sostegno a tutela dei ragazzi portatori di handicap.
Nel tempo, per ottenere l’autorizzazione di qualche classe in più, in deroga ai numeri di alunni minimi previsti per limitata cubatura dei locali, si è proceduto alla divisione di aule mentre adesso, per garantire il richiesto distanziamento fisico, si abbattono.
Si è anche fatto ricorso all’affitto di locali di civile abitazione per l’istituzione di nuove succursali e sezioni staccate (la gara a diventare l’istituto più “grande” – ndr) che, solo stirando al massimo l’elastico costituito dai vari requisiti di sicurezza e con il giusto tocco di fantasia, ma sempre con l’intento di garantire un servizio pubblico quale la “pubblica istruzione”, si chiamavano scuole.
Adesso, con la dotazione europea di poco più di 200 miliardi, c’è la possibilità di rimediare e ridare giusta dignità e interesse all’istruzione qualificando i docenti e il personale tutto del comparto, riconoscendo un’adeguata remunerazione per il compito altamente sociale e culturale che svolgono, monitorando il rendimento e il grado di aggiornamento continuo al quale hanno diritto di accedere, ma soprattutto finanziando un piano di digitalizzazione che possa portare la scola italiana ai livelli di altri paesi europei e uno di edilizia che, in tempi rispondenti all’emergenza, possa realizzare la costruzione di immobili su tutto il territorio nazionale che abbiano tutti i requisiti che adesso mancano a moltissime scuole e che stanno impedendo ai ragazzi di potere frequentare regolarmente le lezioni e ai loro docenti di potere insegnare con l’impegno e il calore cui sono abituati.
Attenzione, perché “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum” (cit).