Fino a qualche mese fa, con i contagi alle stelle e gli ospedali in sovrannumero, anche solo l’idea di tornare nelle aule scolastiche e universitarie, da sempre i luoghi considerati di assembramento per eccellenza e che in quel non troppo lontano giorno di marzo furono tra i primi edifici pubblici a chiudere i cancelli, terrorizzava studenti e genitori di ogni età. Eppure, di necessità è stata fatta virtù, e così a distanza di qualche mese dalla fine del lock-down, dopo diverse vicissitudini ministeriali e politiche, gli studenti sono finalmente tornati nelle loro aule con tutte le distanze e le precauzioni necessarie allo svolgimento delle attività didattiche in piena sicurezza.
E mentre nelle aule scolastiche non mancano i disagi di una situazione che giornalmente trova nuove soluzioni in itinere, tra genitori apprensivi e insegnanti confusi, in quelle universitarie, gli studenti e i docenti sembrano mantenere calma e razionalità, destreggiandosi se pur con qualche difficoltà tra i diversi strumenti informatici che la tecnologia ha messo a disposizione.
Sono da poco riprese le lezioni nell’Ateneo messinese e la complessa gestione della realtà didattica sembra funzionare come una perfetta macchina da guerra. Un portale ad hoc, al quale si accede dalla home page del sito UniMe, utilizzando le stesse credenziali, permette ad ogni studente di prenotare il posto in aula per le singole lezioni giornaliere, e chi, in base alla capienza delle singole aule, resta fuori dalla lista “in presenza” ha ugualmente la possibilità di seguire le spiegazioni in modalità “da remoto” tramite una piattaforma telematica; per l’ingresso in facoltà, invece, dopo la consueta rilevazione della temperatura corporea, viene mostrato a chi di competenza un QR code, generato da un link specifico che permette di registrare la presenza all’interno dei diversi poli universitari. All’interno delle aule, inoltre, ogni docente fornisce agli studenti un ulteriore codice da inserire all’interno di una sezione dedicata di un’app scaricabile su smartphone e tablet, attraverso la quale giornalmente vengono registrate e monitorate le singole presenze in caso di possibile contagio. Il tutto, in aule che vengono chiaramente riempite la metà della loro capienza e in cui gli studenti occupano posti alternati, tutti muniti immancabilmente di mascherina dall’inizio alla fine di qualsiasi attività didattica e formativa svolta all’interno delle mura universitarie.
Anche la modalità di svolgimento degli esami ha assunto un volto nuovo: è lo studente che in base alla propria preferenza può scegliere se svolgere l’esame di presenza o in modalità telematica tramite la piattaforma TEAMS. Le biblioteche, infine, hanno ripristinato l’orario antecedente al Covid, e, anche in questo caso, è possibile prenotare i posti a sedere tramite un apposito modulo di prenotazione online.
Tutto apparentemente pratico e funzionale, ma non privo di dubbi e incertezze da parte di chi, come gli studenti dei primi anni, si approccia per la prima volta ad un mondo universitario completamente nuovo che, come ogni settore, si è adattato e sta imparando a convivere con la presenza del virus.
E così anche l’università, uno dei luoghi di aggregazione e socialità per eccellenza, ha cambiato volto, e in una realtà completamente nuova e in continua evoluzione, mentre la paura di un nuovo lock-down aleggia tra i cittadini, prendono spazio le riflessioni personali. Convivere con il virus è diventato adesso più importante che mai: si tratta di sviscerare il nostro spirito di adattamento al nuovo status quo e abituarsi a quella che è diventata la realtà quotidiana. Così facendo la preoccupazione lascerà spazio all’accettazione della nuova situazione che ci si presenta e seguire pedissequamente tutte le norme anti-contagio smetterà di essere una mera imposizione e diventerà finalmente una responsabilità voluta e consapevole.