Oltre quarantamila prodotti realizzati in Cina sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza in due esercizi commerciali situati nei comuni di Torregrotta e Barcellona Pozzo di Gotto, entrambi gestiti da imprenditori di origine cinese. I finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno riscontrato irregolarità relative alle mancate certificazioni sulla provenienza e sulle caratteristiche mercologiche e l’assenza delle indicazioni relative alla sicurezza. I sequestri sono stati coordinati dal Gruppo di Milazzo ed eseguiti dalle Fiamme Gialle della Compagnia mamertina e della Tenenza di Barcellona Pozzo di Gotto, guidata dal Tenente Francesco Binda, nell’ambito di controlli mirati in materia di contrasto alla commercializzazione di prodotti illegali. I Finanzieri hanno riscontrato la presenza di diversi articoli esposti sugli scaffali privi del marchio CE, garanzia di conformità agli standard europei, e delle indicazioni minime previste dal codice di consumo, quali l’indicazione della provenienza e del materiale impiegato.
Materie prime non espressamente tracciabili, assenza di qualsiasi indicazione circa l’importato autorizzato in ambito europeo, diciture non in italiano ma solo in cinese. Per questi motivi, i prodotti rinvenuti sono stati ritenuti potenzialmente dannosi per la sicurezza e la salute dei consumatori. E così tutto è stato posto sotto sequestro amministrativo, inviando specifica segnalazione alla Camera di Commercio di Messina per l’applicazione delle previste sanzioni pecuniarie, in un caso fino a 60 mila euro. Tra i prodotti sequestrati tabelle luminose, lampade, telecomandi, telecamere, carica batterie ricaricabili, casse audio, registratori, videocamere, spazzole elettriche, torce, cuffie, droni, modem, asciugacapelli, amplificatori e numerose tipologie di giocattoli. Per i titolari del punto vendita di Torregrotta è scattata anche la segnalazione alla Procura della Repubblica di Messina per il reato di “introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi“, a seguito del rinvenimento di alcuni articoli riproducenti, illegalmente, noti brand, potenzialmente idonei ad indurre in errore l’acquirente finale sulla loro legittima provenienza”.