Come era prevedibile, il cambio c’è stato e al Ministero dell’Istruzione è arrivato il prof. Augusto Bianchi. Persona di elevato spessore culturale e professionale, Bianchi è professore ordinario di economia applicata all’Università di Ferrara e titolare della Cattedra Unesco “Educazione, Crescita ed Eguaglianza” e, tra l’altro, è stato Rettore dell’Università di Ferrara fino al 2010, Presidente della Fondazione della Conferenza dei Rettori delle Università italiane ed ha assunto il ruolo di Assessore alle politiche europee per lo sviluppo, scuola, formazione, ricerca, università e lavoro della Regione Emilia-Romagna (Il curriculum completo).
Appena insediato, il neo Ministro ha dato subito un importante segnale: sul sito istituzionale – prontamente aggiornato -, dopo il giuramento prestato nelle mani dello Stato, come primo atto è stato pubblicato il “Rapporto Finale del Comitato di esperti istituito con D.M. 21 aprile 2020, n. 203 – Scuola ed Emergenza Covid-19” del 13 luglio 2020: “IDEE E PROPOSTE PER UNA SCUOLA CHE GUARDA AL FUTURO”. Quasi a significare il programma al quale impronterà la sua azione.
Al Comitato, coordinato dal prof. Bianchi e composto da 18 esperti, l’On. Lucia Azzolina ha chiesto di avanzare idee e proposte inerenti alle modalità di riapertura della scuola, dopo la sospensione determinata dal Coronavirus. Il mandato prevedeva anche di formulare idee e proposte sui possibili sviluppi successivi alla riapertura, con uno sguardo al futuro della scuola italiana e con particolare riferimento ai temi dell’edilizia scolastica, dell’utilizzo delle tecnologie digitali, della formazione e del reclutamento dei docenti, del sistema integrato 0-6 anni.
Al primo quesito, il Comitato ha risposto con un Rapporto Intermedio, consegnato il 27 maggio, che ha trovato riscontro nel “Piano scuola 2020-2021”, emanato con decreto del Ministro il 26 giugno, e che ha fornito gli orientamenti per la ripresa delle attività didattiche in tutto il paese dal 14 settembre 2020.
Il Comitato – si legge nel sommario del Rapporto -, fin dal suo insediamento, ha inteso operare anzitutto avendo come riferimento le pagine della Costituzione, che vogliono la scuola italiana aperta, coesa ed inclusiva, in quanto luogo di formazione della persona e del cittadino, radicato nel proprio territorio e sostenuto dalla partecipazione attiva di tutta la comunità: una scuola autonoma capace di essere motore di integrazione civile, di uguaglianza e di sviluppo.
Dopo la consegna del Rapporto intermedio, il Comitato ha approfondito i temi richiesti elaborando proposte a medio termine, atte a rilanciare i processi di miglioramento ed innovazione della scuola italiana e nel rapporto finale ha avanzato “per la scuola del futuro” una sintesi in sette punti, di seguito accennata:
1. Una scuola aperta ed inclusiva che si faccia carico della fragilità delle persone e dei territori –
Prendere cura degli alunni con disabilità significa perseguire il loro successo formativo e il loro benessere. L’approccio socio-relazionale allo studio della disabilità ha portato infatti negli ultimi vent’anni a rivedere il concetto stesso di disabilità. Ora è inteso come conseguenza o risultato di una complessa relazione tra condizione di salute di un individuo, fattori personali e fattori ambientali che rappresentano le circostanze in cui egli vive. Gli alunni disabili e le loro famiglie devono pertanto sentirsi parte integrante della comunità educativa e avere assicurato il diritto di un sostegno competente e personalizzato.
2. Una scuola che prepari alle nuove competenze del XXI secolo –
Le competenze necessarie oggi per crescere come persone e come cittadini, si fondano sulla capacità di utilizzare in modo consapevole e critico i nuovi strumenti di comunicazione e di analisi, la capacità di comprendere e affrontare i cambiamenti continui che quest’epoca ci propone, la capacità di costruire comunità in grado di affrontare l’incertezza, generare innovazione, contrastare l’esclusione, condizioni queste che oggi sono i pilastri di un nuovo sviluppo, socialmente ed ambientalmente sostenibile. In tale prospettiva, le “Competenze per la vita” e le “competenze chiave per l’apprendimento permanente” (riproposte nel maggio 2018 dall’Unione Europea) restano il riferimento guida anche sul piano curriculare sia per il primo che per il secondo ciclo di istruzione.
3. Un curricolo essenziale e in grado di integrare cultura scientifica, cultura umanistica e tecnologie digitali –
Lo sviluppo delle nuove competenze richiede, in primo luogo, di porre attenzione alla promozione della cultura matematica e scientifica (STEM), in stretta collaborazione con la cultura umanistica. È una scelta ineludibile per poter affrontare, in modo critico, proattivo e senza paura, la sempre più rapida trasformazione delle tecnologie, l’innovazione e i cambiamenti sociali ad essa conseguenti. In questo ambito, la disponibilità delle nuove tecnologie digitali va intesa come una risorsa che può sopportare e integrare la didattica in presenza nel rispetto, però, dell’età degli allievi e delle allieve e dei loro percorsi educativi. Tutto questo richiede un rapido completamento della copertura nazionale della rete di connessione, così come una integrazione fra tecnologie di broadcasting.
4. Una scuola che valorizzi un’autonomia “responsabile e solidale” –
Il Rapporto pone al suo centro il tema di una “autonomia responsabile”, intesa come leva per poter aprire la scuola al territorio, estendendo a tutto il Paese le tante esperienze già presenti nelle diverse realtà territoriali. I “Patti educativi di comunità”, già sperimentati con successo in molte realtà territoriali, possono diventare uno degli strumenti chiave in tale direzione. Egualmente il Rapporto ha ritenuto di riprendere il tema dell’“autonomia solidale” finalizzata al riequilibrio delle opportunità rispetto ai diritti.
5. Ambienti di apprendimento e didattiche capaci di superare le “gabbie del Novecento” –
Gli ambienti di apprendimento della nuova scuola richiedono un profondo ripensamento degli spazi educativi in cui i bambini, i ragazzi e gli adolescenti debbono crescere. Bisogna superare l’immagine di una aula come spazio chiuso ed obbligato, per approdare verso architetture più flessibili e tali da rispondere a bisogni educativi che possono mutare nel tempo. Ciò comporta un impegno di lungo periodo con un piano per la messa in sicurezza e l’innovazione del patrimonio scolastico italiano. Gli spazi didattici devono poi essere più aperti alle opportunità educative e sociali del territorio, devono assicurare sia un servizio alle comunità locali (compresi i genitori e gli altri adulti), sia una didattica più flessibile e personalizzata che superi le “gabbie del ‘900”. È necessario, pertanto, usciredai vincoli del gruppo classe e della classe intesa come unità solo “amministrativa”. La didattica dei nostri tempi deve infatti poter garantire una formazione che permetta a tutti gli alunni di raggiungere gli stessi traguardi formativi, pur partendo da situazioni talora molto differenziate. Per la trasformazione degli “ambienti di apprendimento” e delle loro architetture, il Comitato propone un apposito “Piano nazionale di architettura scolastica” come intervento strutturato su ampia scala e su base poliennale, ispirato ai criteri di sostenibilità ambientale, sicurezza igienico/sanitaria e flessibilità didattica.
6. Una scuola capace di integrare il diritto alla salute e quello all’educazione –
Il Covid ha imposto una nuova attenzione alla salute pubblica, sollecitando più spazio alla educazione alla salute e al benessere. Ciò prevede l’introduzione nella scuola, in termini permanenti e sistematici, di contenuti e di figure professionali specializzate come ad ed esempio quella di un medico referente per ciascun istituto. D’altra parte, l’educazione alla salute, intesa come “accezione di capacità di trovare un armonico equilibrio funzionale, fisico e psichico da parte di un individuo dinamicamente integrato nel suo ambiente naturale e sociale”, richiede attenzione al corpo, alla vita collettiva, alla vita civile, ai rapporti di gruppo, ma anche alla possibilità di dare più spazio alla musica, allo sport, alla cultura del cibo, all’arte, intesi come mezzi di espressione individuale e collettiva, nonché l’uso delle stesse tecnologie digitali a fini ludici, espressivi e di condivisione sociale.
7. Personale sempre più formato e qualificato per affrontare le nuove sfide –
Per corrispondere a queste complesse esigenze, è necessario un forte investimento nella formazione e nel reclutamento del personale della scuola, in particolare dei docenti, la cui funzione deve diventare socialmente più “attrattiva”. Si devono assicurare, innanzitutto, le basi culturali e disciplinari, pedagogico-didattiche, psicologiche e gestionali necessarie al superamento proprio dei paradigmi didattici e degli schemi organizzativi ereditati dal passato. Vanno rivisti e ristrutturati i percorsi di formazione iniziale, sviluppati secondo un modello strutturato, organico e articolato. In tale prospettiva è importante instaurare un collegamento più forte con i meccanismi di reclutamento e di selezione, valutando il fabbisogno professionale, presente e futuro. Infine occorre promuovere la ricerca educativa come garanzia di qualità attraverso azioni sistematiche di accompagnamento lungo tutto il ciclo di vita lavorativa, incentivando l’adozione di strumenti quali i bilanci di competenze e i patti per lo sviluppo professionale continuo. Riconoscere, altresì, ai docenti, il tempo dell’impegno, le responsabilità assunte e la qualità della didattica.
Sono sette punti che esaminano a 360 gradi il Pianeta Scuola e, forse, per la prima volta, nello sviluppo di una relazione si parte dalla radiografia della situazione, vengono individuate le criticità, per pervenire alle proposte delle azioni necessarie per superarle.
C’è tutto, dalla necessità, ad esempio, di considerare la classe come spazio didattico, di rafforzare – per l’educazione alla salute – le conoscenze per stili di vita e comportamenti corretti, di rivedere il dimensionamento delle classi, di ripensare i curricoli, rivedere gli orari e la durata degli studi, rilanciare l’alleanza educativa col territorio, dei bisogni delle nuove generazioni, di ripensare le modalità di assunzione e di assicurare giusti riconoscimenti nella progressione della carriera, oggi legata all’anzianità di servizio.
Un punto su cui il Comitato insiste molto è la formazione: sia quella di base per l’esercizio della professione ,che a quella iniziale per il periodo di prova. Ma bada molto a quella in servizio, non escludendo la necessaria formazione e valorizzazione delle figure a supporto dell’autonomia.
Il Rapporto finale del 13 luglio 2020